Dritto e rovescio, il mondo negli strappi di Mimmo Rotella

di Ofelia Sisca

Un personaggio eccellente, e anche calabrese, accompagna la nuova tappa della discesa, non agli inferi danteschi, ma nei meandri degli angoli nascosti della storia dell’arte, quella faccia scura della luna che può sorprendere per la luce che paradossalmente riesce a donare a tante vicende di opere e artisti, e che con ancora più sorpresa fa chiarezza sui legami che ci sono tra l’arte e la nostra realtà quotidiana. Questo lato b dell’album, questo retro, oggi è rappresentato letteralmente dalle opere che ci aspettano. L’artista è Mimmo Rotella, l’opera il retrocollage.

Mimmo Rotella / Divertitevi a dare, 1959_1960

STRAPPARE I MANIFESTI DAI MURI…

…è l’unica rivalsa, l’unica protesta contro la società che ha perduto il gusto dei mutamenti e delle trasformazioni strabilianti dice Mimmo Rotella prendendo posizione nel descrivere i decollages che lo hanno reso tanto noto. Perché non tutti sanno che il lavoro di Mimmo Rotella, nato Domenico da una modista catanzarese (e chissà che le texture utilizzate dalla madre per vestire le signore borghesi degli anni ’20 non abbiano avuto un’influenza sulla sua fantasia) non è una semplice operazione estetica, ma di senso. Quella che ci appare come una aggraziata ed equilibrata composizione di volumi e colori, con i suoi graffi di manifesti cinematografici per cui maggiormente lo ricordiamo, è in verità un tributo dell’artista nei confronti della forza creatrice forse da lui più amata in assoluto, il caso. Ma non una casualità intesa come sciatteria, come deresponsabilizzazione dalle scelte critiche, tutt’altro, una aleatorietà che è sempre in dialogo con la personalità dell’artista, di ogni uomo si può dire, che ha l’obbligo di prestare sempre orecchio ai mutamenti, ai segni. Per farvi un’idea, e fidatevi, c’è da rimanerne sorpresi, di quello che pensava Rotella sull’apporto della casualità nella composizione e prima di inventarsi i lavori che ormai tutto il mondo conosce, date un’occhiata a questo contributo video. La poesia epistaltica era il suo impegno principale, niente pennelli e tavole, ma la voce, l’elemento impersistente e volatile per eccellenza, al centro della sua ricerca artistica. E che ricerca…

Uno spirito variegato e di sicuro alla ricerca del nuovo quello di Rotella, ma il nuovo per amore del nuovo? Proprio no. Il nuovo come lettura del presente, un presente, anche quello degli anni Sessanta – che oggi ricordiamo come la golden age della società italiana – difficile da afferrare, meccanico, vorace, in trasformazione.

ROMA SCINTILLANTE

Cosi Rotella, trasferitosi a Roma, come tanti che fanno le valigie da un sud impoverito di stimoli, passeggia per le vie del centro, sembra di vederlo, mani in tasca e in testa mille suggestioni, aggredito dalla dolce vita, dalle immagini che si affastellano sui muri, poster che promuovono eventi così numerosi, tanto veloci da non riuscire a trovare uno spazio indipendente, una identità duratura. Arriva così l’impulso a strapparli, uno dopo l’altro alla ricerca di cosa si nasconde sotto, e ancora più giù e ancora e ancora, tornando a far respirare anche l’ultimo dei manifesti schiacciati dall’urgenza di nuove cose, di nuovi volti di nuove informazioni sempre più fresche, sempre più dorate. Ed eccolo lì il messaggio si compone da sé, il muro parla con le sue stesse parole, intendendosi con l’artista che le aiuta a venir fuori. 

Mimmo Rotella / Senza titolo_1953. Retrocollage su carta

DIETRO L’APPARENZA

E i retrocollages che abbiamo tirato in ballo ad inizio chiacchierata? Dove si collocano in questo racconto pieno di immagini e di parole? Se ci sembrano muti con i loro colori tenui e la loro apparenza eterea non possiamo essere più in errore. Un po’ come noi qui, che siamo alla ricerca dei retri per scoprire più di quello che appare dalle opere d’arte, Rotella si chiede cosa c’è dietro il chiasso delle immagini sovrapposte, e trova un tesoro. Una calma quasi ancestrale, un dialogo di colori che non si combattono, ma si sciolgono uno nell’altro, portando a galla qualcosa dell’eterno che sta nei muri che li hanno supportati. Sabbiosi, naturali, riportano dalla Roma moderna e rutilante ad una terra antica, alla polvere alzata dal vento sulle alture calabre, alla pace apparente e pesante, e segretamente all’attesa di essere rigirati ed esplodere ancora di vita e rumore, in poche parole di testimoniare di esserci e saper fare voce ancora.

Mimmo Rotella / Mitologia, 1962