La primula, pianta perenne

di Assunta Viteritti

È la prima a fiorire dopo l’inverno. Dal latino primus, è una pianta precoce, fiorisce dopo la scomparsa della neve e affianca la prima erba dei prati dopo la stagione fredda. Viene da una famiglia ampia (più di 1000 specie) e fiorisce in più parti del mondo (Europa, Asia, America). Sboccia da dicembre ad aprile: molti i colori, è delicata, robusta, vigorosa, una pianta perenne, duratura, che si rinnova per più anni, una primula, radicata nella biodiversità, convive con le diversità che la circondano. Porta la sua forza e la sua delicatezza dopo la brutta stagione. 

Eppure è fragile, è minuta ma può diventare un alto arbusto. Cresce spontaneamente in prati e boschi umidi  e la  maggior parte delle specie mostra una vita duratura (2-3 anni di vita). 

La lunghezza della sua vita dipende anche dalla qualità e dalla ricchezza di nutrienti del terreno di coltivazione e dalle cure che riceve. Si adatta bene al cambiamento dalla stagione più fredda a quella più mite. In molte tradizioni è usata per sciroppi e decotti. Ha proprietà diuretiche, depurative e espettoranti, è tonica per il sistema nervoso, antireumatica, antinevralgica e antidiarroica, ha proprietà antireumatiche e antiartritiche. Porta la fiducia della stagione buona che arriva. Aprile le raccoglie spontanee e varie. 

Simbolo della campagna vaccinale

La primula è anche il simbolo della campagna vaccinale: l’Italia rinasce con un fiore. Un’ispirazione simbolica per costruire e allestire i padiglioni della vaccinazione collettiva. Un simbolo per le campagne promozionali che l’hanno vista comparire in tutte le città, anche piccole d’Italia. Portatrice di un messaggio forte e semplice, di fiducia, di speranza e di rinascita. Il dolore, la paura, i lutti, tutti noi distanti e fragili. 

La specie umana è stata resa insicura dalla relazione con il rischio del virus, la prima volta sul piano planetario. Certo, durante la pandemia non tutti siamo uguali: per un bimbo somalo e malnutrito forse il Covid è l’ultimo dei problemi. Ma tutti e tutte ne siamo stati investiti e molti si sono impegnati: i sanitari, la comunità scientifica, chi si è preso cura dei più vulnerabili e ognuno di noi che si è preso cura di se stesso. 

Sentiamo ancora il freddo alle spalle e un sole che ancora non scalda. I vaccini consentono di guardare al futuro, alla possibilità di un nuovo futuro. Non sappiamo se tutto tornerà come prima. Forse saremo diversi. Per ora desideriamo solo la fine di questo lungo inverno. La primula ci conforta in questo passaggio. 

Fili neri di tronchi
fili neri di nubi
sul cielo rosso 
e questa prima erba, chiara,
libera dalla neve,
fa pensare alla primavera
e guardare se ad una svolta
nascono le primule.

 (Antonia Pozzi)

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