Architettura e ingegneria dall’America e dalla Cina

di Giacinto Ferraro

Presentiamo due interventi a grande scala urbana e territoriale. Il primo è stato completato quest’anno, il secondo nel 2009. Sono stati fatti nei due Imperi, il primo nel cuore del vecchio Empire americano e il secondo nell’impero cinese.
Bisogna partire da qui per cominciare a comprendere altre ulteriori linee di tendenza dell’architettura e dell’urbanistica che si vedranno nei prossimi anni.
Il primo intervento è la ‘costruzione’ di un’isola artificiale dal nome grazioso, la Little Island, a New York.
Dalla stampa viene presentata come il nuovo parco galleggiante di New York, oasi di verde della metropoli, presso il molo pin 55, nella zona dell’Hudson River Park, quartiere Chelsea.
132 pilastri di cemento armato sorreggono l’isoletta sospesa sull’acqua e impreziosita da prati, aiuole, piste ciclabili, percorsi pedonali, collinette e aree picnic, comodamente raggiungibile dalla terraferma grazie a due passerelle.
Il progetto è curato dall’Heathwich studio, ha richiesto un investimento di 250 milioni di dollari e quasi 10 anni per vedere la luce.
È un polmone verde perfetto per camminare, correre, andare in bici, pattinare, sdraiarsi al sole e ammirare la fioritura delle 100 specie di piante e alberi qui presenti. Questa è la descrizione della stampa. 
Un altro piccolo sforzo di immaginazione e saremmo stati nell’Arcadia, “dove una pecora si smarrisce e una fanciulla si innamora”. Prego il lettore di non sorridere perché questa citazione è tratta dalle Lezioni Berlinesi sull’estetica di Hegel, note anche come Estetica.
Al di là di questa lieve descrizione, penso che sia necessario sottolineare qualcosa, ovviamente in totale disaccordo, con ciò che regge questo progetto.
Viene progettata e realizzata un’isola che poggia su 132 pilastri in cemento armato   ancorati nel letto del fiume Hudson, altro che isoletta galleggiante. È’ evidente che questa isola non galleggia (se le parole hanno ancora un senso), ma è stabilmente ancorata nell’acqua e dentro l’acqua.
E, al di fuori del solito sciocchezzaio ecologico, è un’architettura brutta, goffa, grossolana (almeno questo è il mio giudizio) dal costo piuttosto elevato. 
L’aspetto più incredibile, di assoluta illogicità – o se si vuole di un modesto buon senso – è il fatto che vengano piantati nel letto di un fiume ben 132 pilastri in cemento armato e l’operazione viene contrabbandata come isola ecologica. Secondo il mio sommesso parere, semplicemente demenziale.
Se qualche architetto di questo mediocre studio londinese (ce ne lavorano circa 200) avesse studiato un po’ di storia dell’architettura e avesse letto un solo paragrafo su come è stata costruita la città più bella del mondo (Venezia) e cioè su pali di legno, avrebbe evitato una scempiaggine e un’idiozia del genere. C’è da augurarsi che un progetto del genere non venga ‘importato’ e venga preso ad esempio nelle belle città della vecchia Europa e non deturpi per anni i mari e le coste delle nostre città.
Con il secondo intervento entriamo in una dimensione mentale e soprattutto visiva in cui bisogna mantenere i nervi saldi per evitare pericolosi contraccolpi. Si tratta dello svincolo di Chongying una città di 8 milioni di abitanti (https://bit.ly/3uoe8Fm).
È stato costruito in 5 mesi nel 2009. Se pensiamo ai tempi della Sibari-Sila, o delle altre autostrade italiane, ci rendiamo conto della nostra calma olimpica e anche di una certa indolenza).
È definito svincolo con una parola assolutamente inadatta, sicuramente riduttiva e che non dice assolutamente nulla. Si tratta infatti di un incredibile groviglio labirintico di strade, curve, semicurve, incroci, sopraelevate, pilastri, viadotti, guard-rail, costituito da 5 livelli, 20 rampe e 8 direzioni.
È qualcosa di semplicemente incredibile e inenarrabile. La prima volta che ho visto questo filmato ho pensato, istintivamente e ingenuamente, che si trattava del sapiente montaggio di un film, di un regista come Ejzenstein, Hitchckoc o Kubric. Qualcosa di simile, ma molto lontano da ciò, si può vedere forse a Los Angeles o in qualche altra grande metropoli americana. A me sembra  grandiosamente folle, di incommensurabile pazzia, nel senso peggiore del termine. “Pianificare” e progettare un territorio in questa maniera significa semplicemente distruggerlo irrimediabilmente e rendere la vita difficile a chi deve viverci. Questa è una dei tanti pessimi esempi di pianificazione che vengono dalla Cina.
Ho motivo di ritenere che questo svincolo avrebbe turbato anche i più esagitati futuristi, da Marinetti a Russolo. Se poi lo paragoniamo, tanto per dire, al Grande raccordo anulare a Roma, o ai nostri teneri svincoli autostradali, (come lo svincolo di Montalto Uffugo o di Rogliano) ci tranquillizziamo e sicuramente pensiamo di aver avuto una qualche fortuna a non trovarci in quell’inferno diabolico. 
Lunga vita ai nostri “ingegnerucci” dell’Anas, cauti e morigerati.

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