Il valore pedagogico dell’arte

di Emanuela De Marco 

“Non ho mai creduto in un’unica verità, né in quella mia né in quella degli altri; sono convinto che tutte le scuole, tutte le teorie possono essere utili in un dato luogo e in una data epoca; ma ho scoperto che è possibile vivere soltanto se si ha un’ardente e assoluta identificazione con un punto di vista. Mano a mano che il tempo passa, che noi cambiamo, che il mondo cambia, tuttavia, gli obiettivi si modificano e il punto di vista muta […] mi colpisce ciò che in essi rimane costante. Se vogliamo, infatti, che un punto di vista sia di qualche aiuto, bisogna dedicarvisi con tutte le nostre forze, difenderlo fino alla morte.” (Peter Brook)

Apriamo la nostra rubrica dedicata al teatro a fronte di un periodo complesso. Lo stato di pandemia si è declinato come contingenza che ha minato la quotidianità di tutti, impetuosa finanche nello smembrare gli strumenti per eccellenza comunitari, da una parte la scuola e dall’altra il teatro, che oggi si ritrovano a fare i conti con il senso del proprio operare dinanzi a comunità più che mai disorientate.

Alcune realtà hanno pensato di condividere attraverso il web i propri repertori e dibattiti, certamente apprezzati da una ristretta cerchia di intenditori che ha potuto così mantenere un contatto con il mondo del teatro, altre hanno sperimentato modalità di improvvisazione online tra attori e scrittori, qualcuno ha pensato di portare in TV forme di spettacolo ridotte a sketch, ma resta aperta la domanda sul come alimentare quella che un tempo veniva chiamata fame di teatro  e che attualmente la politica licenzia come bene di non primaria necessità.

Consapevoli del il valore pedagogico dell’arte e lontani da concezioni meramente settoriali, in quanto appassionati di teatro, ci accingiamo a creare un ambiente di lettura aperto ai giovani e ai meno giovani, attraverso cui tessere le maglie di una disciplina sincronicamente multidimensionale, in funzione di una fruizione più consapevole, critica e partecipata delle opere e dei modi di operare attraverso il teatro, in cui convergono apporti di saperi differenti, antropologici, filosofici, letterari, tecnico-scientifici, ecc.

In un’epoca da tempo orientata dalla cultura dell’immagine, proveremo a collocare al centro del nostro intervento il tema della visione, riflettendo sui nuovi paesaggi e linguaggi dello spettacolo dal vivo nei quali talvolta permane una traccia filogenetica di civiltà antiche che si rigenera nell’essenza e in funzione degli elementi coinvolti nella rappresentazione; guarderemo alle ricerche aperte dalla pedagogia  teatrale del Novecento che ha rifondato il teatro come arte e sperimentazione dell’attore -mezzo e luogo di azione reale sullo spettatore a livello fisico, intellettuale, emotivo,  comportamentale-, e alla  dimensione della regia che ha inteso lo spettacolo come organismo vivente, e nel farlo proveremo a esplorare le visioni della scena e dei libri, delle società e degli spazi da esse prescelte, fisici e non, per costruire nuove prospettive di azione e/o di creazione scenica.

Il teatro è un <<punto in movimento>> come Peter Brook suggerisce, e nell’osservare la galassia di queste anime teatrali cercheremo di trovare dei punti di contatto con il nostro presente, interrogando noi stessi e i nostri lettori sulla funzione che può avere oggi parlare e agire il linguaggio del teatro, in Italia e in Calabria. Ci auguriamo apporti di studiosi, attori e spettatori critici e di costruire una comunità attorno a questa nostra rubrica.