Pane al pane, vino al vino

di Monika Helena Gorska

Il vino è uno dei piaceri della vita e secondo Ernest Hemingway è uno dei maggiori segni di civiltà del mondo. Il vino mette tutti d’accordo, aggiunge una risata all’amicizia e una scintilla all’amore. 

Il verbo “vino” deriva dal sanscrito vena e significa amare. Un calice di vino è una bevanda ricca di fascino e di storia che accompagna gli uomini di ogni terra e origine dagli arbori dell’umanità.

Il frutto della vite e del lavoro dell’uomo è presente anche nella Bibbia; è un simbolo molto forte nella religione cristiana: l’esperienza terrestre di Gesù si apre con la trasformazione dell’acqua in vino durante le nozze di Cana e finisce con ultima cena dove il vino simboleggia il sacrificio di Cristo. Rimane tutt’ora come fondamentale elemento della celebrazione eucaristica in cui sangue e vino si intrecciano.

Ma che cos’è il vino? In breve è il risultato della fermentazione del succo d’uva che viene ricavato dalla spremitura dei grappoli, naturalmente ricchi di zuccheri fermentabili (fruttosio e glucosio) che poi verranno trasformati dai lieviti. Sembra una cosa semplice, ma non lo è. Negli anni la cultura del vino ha portato i produttori alla ricerca costante della qualità, nulla viene lasciato al caso. Dietro una bottiglia di vino c’è un territorio, una tradizione e una persona con la sua sensibilità, le sue scelte, la sua visione. Tanta bellezza…ma anche tanto lavoro, impegno e passione.

Tralascio la parte dei sensi ai poeti del vino. Solo i sommelier sono in grado di scegliere con cura le parole che descrivono quello che possiamo sentire bevendo  un calice di vino, benefici che ne derivano però vanno oltre il piacere. 

Tra numerose sostanze che compongono il vino le più importanti sono i polifenoli: resveratrolo, antociani e catechine sono degli ottimi antiossidanti che hanno un ruolo nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e neutralizzano i radicali liberi. Il resveratrolo migliora la funzione dell’endotelio (tessuto che riveste i nostri vasi sanguigni), riduce l’infiammazione e regola i lipidi nel sangue, ad esempio abbassa il colesterolo LDL e aumenta quello HDL.

Il paradosso francese ricordiamo è un concetto di vecchia data ma mai tramontato. I francesi, grossi consumatori di grassi animali che accompagnavano il pasto con un bicchiere di vino rosso, avevano una bassa mortalità per le malattie cardiovascolari, l’arteriosclerosi, l’infarto, l’ictus o l’angina pectoris.

Un consumo moderato del vino rosso abbassa anche il rischio di sviluppare la depressione, ma attenzione, al contrario chi esagera è più vulnerabile da questo punto di vista. 

Il piacere del bere il vino e il beneficio sul corpo e mente che ne deriva si ottiene seguendo però alcune regole. L’arte del bere è una cosa seria. Innanzitutto le quantità: 1 bicchiere, max 1.5 per le donne e 2 per gli uomini. Stop. Mai a stomaco vuoto. Se non bevete al pasto allora è necessario consumare prima un alimento, soprattutto con un poco di grasso come qualche fettina di salsiccia artigianale (soppressata magari) o lonzino, formaggio di alta qualità e olive. Il grasso protegge la mucosa gastrica e impedisce l’assorbimento troppo veloce dell’alcol. 

L’arte del bere è anche la condivisione. Il vino non ama la solitudine, il piacere di un bicchiere di vino è tale solo se in compagnia.