Articolo 9 (n.1)

di Gabriella Petrone

È nel nostro patrimonio artistico, nella nostra lingua, nella capacità creativa che risiede il cuore della nostra identità, di una Nazione che è nata ben prima dello Stato. L’Italia che è dentro ciascuno di noi è espressa nella cultura umanistica, dall’arte figurativa, dalla musica, dall’architettura, dalla poesia e dalla letteratura di un unico popolo. Come italiani siamo custodi di un patrimonio culturale unitario che non ha eguali al mondo

Disse così l’ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in occasione della consegna delle medaglie d’oro ai benemeriti della cultura e dell’Arte al Palazzo del Quirinale, il 5 maggio 2003.

L’apprezzamento per questo immenso patrimonio culturale e artistico è dimostrato dalle molte persone che affollano i musei, i siti archeologici, le gallerie d’arte e i vari luoghi di cultura     . Sebbene oggi tutto questo non sia fattibile a causa delle evidenti ragioni drammatiche che siamo costretti a vivere. – La bellezza in Italia è disseminata ovunque, nei piccoli comuni e nelle città, nelle grandi e piccole piazze e persino nelle strade.

La cultura prima di tutto

Al cuore dell’articolo 9 c’è la cultura che la Repubblica, ovvero tutti i cittadini, sono chiamati a promuovere, con la conoscenza prima di tutto. Vi è poi il riferimento alle successive generazioni e alla storia nazionale. L’articolo 9 ci insegna che il patrimonio storico e artistico è della Nazione, cioè nostro. Questa risorsa immensa deve essere integrata nella didattica di ogni ordine e grado di scuola anche universitaria col visitare monumenti, edifici, opere d’arte, raccolte museali bibliotecarie, visioniamo documenti cinematografici, gli spettacoli teatrali capaci di alimentare       curiosità e memoria storica. Solo conoscendo il passato possiamo sapere      di più su noi stessi.      Se non utilizziamo il patrimonio storico culturale della Nazione siamo poco meno che degli sconosciuti a noi stessi. 

     Se non leggessimo la realtà attraverso il ricordo e la tradizione culturale non ne capiremmo i tanti e diversi      messaggi. Il cittadino che cresce in consapevolezza civile e umana esplorando      il patrimonio storico, artistico e culturale della Nazione vedrà l’ampiezza della realtà, l’avanzare della civiltà che non senza ragione gli antichi chiamavano humanitas. Chi è stato istruito ed educato nelle “bonae artes” o, meglio, chi sente attrattiva per esse, costui è humanus (“quas qui percupiunt adpetuntque, hi sunt vei maxime humanissimi”). In tale accezione latina, “humanus” e “humanitas” non tanto si riferiscono alle arti in sé, ma alla capacità di alcuni uomini di apprezzarle, di valutarle, di ricercarle.

L’Italia è il Paese degli ottomila comuni, delle migliaia di campanili, ma è anche diventato il Paese dei 4.144 musei, dei 6.000 siti archeologici, delle 367 aree archeologiche statali, delle 85.000 chiese soggette a tutela, delle oltre 40.000 dimore storiche censite, biblioteche, luoghi unici ed è importante che i giovani si abituino a frequentare con spontanea consuetudine e sentano appartenergli. È un patrimonio diffuso ovunque ce n’è traccia e esempio in ogni territorio, dobbiamo accorgercene e scoprirli. 

Ognuno di noi ha il dovere di conoscere e far godere agli altri, per obbligo costituzionale e sua emozione e accrescimento civico e culturale. 

Le opere d’arte, i capolavori, non sono solo nei musei ma in tutto il territorio, questo il carattere distintivo dell’Italia la pervasività e diffusività di questo suo patrimonio culturale straordinario. Il patrimonio artistico e storico è come un gioco degli specchi, parte da grandi città ai piccoli borghi e paesi. Il primo dovere allora conoscerlo e poi tutelarlo e conservarlo. Dovere civico quindi del cittadino. Certo troppo spesso abbiamo assistito a stato di abbandono e degrado di questo immenso patrimonio di tesori d’arte, pensiamo ai crolli avvenuti a Pompei nello sconcerto generale del mondo, quasi a testimoniare quanto trascurassimo e non ce ne occupassimo, tanto si è disinvestito e sostenuto non abbastanza negli anni o abusato e sfruttato.

Ma si comprende tuttavia il valore di tutto ciò per le generazioni future alle quali dobbiamo tramandare tali ricchezze, così come sono così dove sono.

È allora necessario colmare un divario di conoscenza, che è divario di potere, poiché l’ignoranza è da sempre appannaggio del popolo schiavo. La conoscenza della Costituzione è il punto di partenza per un popolo che si voglia libero.

Per questa Costituzione, la nostra Carta fondamentale è doveroso impegnarsi per dare attuazione ai suoi principi fondativi, e non esercitarsi a smantellarla.